Cambiare psicologo o psicoterapeuta: quando e perchè farlo

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Vorresti cambiare psicologo? Ecco quando e perchè farlo o NON farlo

La scelta di cambiare terapista non è assolutamente semplice. Capiamo insieme quando è giusto farlo e quando invece no

Cambiare psicologo o psicoterapeuta può essere necessario e non c’è nulla da temere se decidiamo di procedere in direzione di un cambiamento. L’incontro con lo specialista è stato l’incontro con un individuo completo come siamo noi, ed è possibile che non sia nata l’intesa, necessaria allo svolgimento di un percorso terapeutico ottimale.

Così come durante la nostra quotidianità cambiamo amicizie, partner, colleghi di lavoro o fruttivendolo per mancanza di feeling e intesa, altrettanto possiamo fare quando ci troviamo non a nostro completo agio con il nostro psicologo, psicoterapeuta o psicoanalista o per altri motivi.

Ad esempio potremmo avere problemi logistici e trovare scomodo recarci presso lo studio dello psicologo per difficoltà di parcheggio o perchè dalla parte opposta della città (aspetto da tenere in grande considerazione in città grandi o metropoli come Torino) . Altre ragioni possono essere di natura economica o di orario.

scritta change cambiare

In alcuni momenti potrebbe sembrarci che il nostro psicologo non ci dia l’attenzione dovuta, che non riesca a comprendere quale sia la causa principale del nostro malessere o che si concentri eccessivamente sui nostri punti deboli, anziché valorizzare le nostre risorse. Talvolta, queste impressioni possono essere dovute al momento che stiamo attraversando, che magari ci porta ad avere una visione negativa di tutte le persone con cui ci interfacciamo, oppure possono essere dei veri e propri campanelli d’allarme che dovrebbero farci prendere in considerazione l’idea di cambiare psicologo o psicoterapeuta.

Alcuni esempi di quando sostituire lo psicologo con un altro

Esistono, infatti, dei comportamenti e delle caratteristiche precisi che possono indicarci che è giunto il momento di cambiare psicologo:

  1. Difficoltà a tollerare la frustrazione. Può accadere che l’incontro con un paziente si riveli conflittuale e sconfortante per un terapista, ma il compito di questi non è quello di fuggire l’incontro, se lo fa è perché non è in grado di tollerare la frustrazione che la difficoltà intrinseca a questo colloquio genera in lui; dunque non è il caso di proseguire un percorso con lui;
  2. Non è flessibile. Se il nostro terapista fatica ad adattare le proprie strategie a noi o non possiede una vasta gamma di metodi da utilizzare e preferisce applicare a tutti i pazienti lo stesso programma, difficilmente il nostro percorso con lui si rivelerà proficuo;
  3. Non valorizza le risorse. Come abbiamo accennato prima, questo può essere uno dei motivi che ci spinge a cambiare psicologo. Una terapia è tanto efficace quanto più riesce ad ampliare il benessere del paziente valorizzando le sue risorse; una terapia che tralascia questo passo o vi si concentra troppo poco avrà dunque minor efficacia;
  4. Eccessivo orgoglio. Un bravo terapeuta non ritiene sé stesso il responsabile dei cambiamenti del paziente, piuttosto attribuisce il successo a quest’ultimo. Chiaramente quindi, un terapeuta che si appropria orgogliosamente dei successi dei pazienti e ne fa sfoggio per costruirsi una certa notorietà, non è in grado di prendersi cura delle persone che si affidano a lui, in quanto non riconosce i loro meriti;
  5. Mancanza di sincerità. I bravi terapeuti devono preferire la nuda e cruda verità, rispetto alla confortevole e appagante menzogna. Essere onesti coi pazienti non è sempre facile, ma è costruttivo per tutti. Perciò, un terapeuta che evita di dire al paziente ciò che questi non vuole sentirsi dire, non agisce per incrementare il suo benessere.

Cambiare psicoterapeuta o psicologo, anche dopo aver iniziato un percorso terapeutico (come può essere una terapia cognitivo comportamentale, oppure sistemico-relazionale…), per cercarne un altro non è una colpa né una vergogna. Forse abbiamo iniziato la terapia senza prenderci il tempo di valutare il terapista; magari abbiamo pensato che un terapista valesse quanto un altro e ci siamo fiondati da quello meno costoso o più vicino. Adesso però sentiamo di aver commesso un errore e abbiamo ogni diritto di tornare indietro.

In alcuni casi – e posso ricordare che nella mia carriera di psicologo, ne sono capitati alcuni – molto semplicemente ci si è rivolti allo psicoterapeuta che segue un approccio “sbagliato” per noi stessi. Ad esempio io sono uno Psicologo a Torino specializzato in tecniche cognitivo comportamentali; non tutti i casi e disturbi possono essere risolti o affrontati mediante queste tecniche, in alcuni casi sarà più indicato intervenire con una terapia sistemico-relazionale o con la psicoanalisi. In quei casi sono stato io stesso a suggerire al paziente di cambiare psicologo, consigliandogli l’approccio più giusto.

La scelta del terapista è un momento delicato e importante, che influirà sul corso della nostra vita futura condizionando profondamente il nostro modo di essere e di pensare. Cambiare terapista è altrettanto importante perché questo specialista cambierà tratti del nostro carattere e ci aiuterà ad assumere una filosofia di vita volta a maggior benessere. Perciò non esitiamo a farlo se ci accorgiamo che il nostro terapista ha degli atteggiamenti inadeguati, come quelli elencati sopra, o se non ci sentiamo compresi e soddisfatti.

Non è sempre il caso di cambiare psicologo. Alcuni tendono a cambiare specialista perché non vedono dei cambiamenti concreti nella loro vita. Anche se la mancanza di risultati può essere una motivazione valida per interrompere il rapporto con uno specialista, a volte non è causata dal terapeuta.

Bisogna, infatti, ricordare che il cambiamento a seguito di un percorso psicologico o psicoterapico non dipende direttamente dallo specialista, bensì dal paziente. Nessuno, nemmeno il miglior professionista, potrà sostituirsi al paziente e alla sua volontà.

Il “salto” finale deve essere sempre compiuto dal paziente. Così come il coraggio e la forza per attuare un cambiamento devono sgorgare dal singolo individuo e non possono essere prestate dal terapista.

psicologo e pazienti felici dopo aver cambiato psicologo

Come dire ad uno psicologo che vogliamo cambiare specialista

Con lo psicologo o psicoterapeuta si crea una relazione di alleanza terapeutica e di intesa sintonia, pertanto può essere difficile e doloroso separarsi dallo specialista, anche nel caso in cui questi si sia dimostrato manchevole sotto alcuni aspetti.
Forse temiamo di deluderlo perché, in fondo, ci siamo affezionati a lui e al suo studio, o forse, al contrario, siamo arrabbiati con lui per qualche atteggiamento, ma non vogliamo dimostrarci dei maleducati.

Qualsiasi sia il nostro caso, se abbiamo deciso di cambiare psicologo, dobbiamo avvertire il nostro attuale terapista che non torneremo da lui. Come fare?

Una buona strategia è quella di individuare ciò che non ci piace dell’approccio del terapista e metterlo per iscritto, così da avere le idee più chiare. Una volta fatto, potremmo pensare alle parole che useremo per spiegare che intendiamo concludere i nostri rapporti con lui.

Non occorre spiegare tutto nei minimi dettagli né preparare un lungo discorso, basterà essere diretti e chiari. Vorremmo tenere a mente che il nostro terapista, come noi, è una persona con pregi, difetti, un carattere ben definito ed una sua esperienza: prendere atto di questo ci aiuterà a non essere eccessivamente arrabbiati con lui o lei, bensì ad accettare serenamente il fatto che non sempre tra due persone nasce un rapporto di intesa.

D’altronde il professionista che abbiamo davanti ha ricevuto una formazione profonda, perciò non si offenderà né ci tratterà aspramente; bensì saprà riconoscere, dal canto suo, che i rapporti umani godono di una speciale complessità e che non tutti gli incontri sono preamboli di relazioni utili, perciò riterrà anche lui che la scelta di cambiare psicologo sia la migliore.

Dott. Damiano Colamonico
Dott. Damiano Colamonico
Sono il Dott. Damiano Colamonico, psicologo a Torino ad orientamento Cognitivo Comportamentale.Esperto dei principali approcci in campo di neuroscienze, psicologia cognitiva e neuropsicologia, dirigo il Centro Clinico “StudioColamonico” a Torino e Chieri dove, insieme ai miei collaboratori, mi occupo di riabilitazione e trattamento dei principali disturbi della sfera psicologica.Attraverso i miei studi in tecniche cognitivo comportamentali presso l'istituto Watson di Torino ho appreso le più efficaci strategie di intervento per la riabilitazione dei più comuni disturbi mentali e della sofferenza psicologica.

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