Dipendenza da WhatsApp: Cos’è e Come Rimediare

Dipendenza da Internet
Dipendenza da Internet: Cos’è e Come Curarla
Aprile 19, 2022
Dipendenza da WhatsApp

WhatsApp Addiction: Sintomi e Conseguenze

Con la comparsa di Internet la comunicazione interpersonale sta vivendo continue evoluzioni che spesso influenzano la qualità dei rapporti personali. Sono sempre più le persone che, sfruttando il potenziale illimitato dei sistemi di messaggistica come WhatsApp, sviluppano una vera e propria dipendenza dai messaggi di testo, che riprendendo il nome della famosa app è stata rinominata WhatsApp Addiction. In questo articolo vedremo in cosa consiste la dipendenza da WhatsApp, quali sono i sintomi e come curarla.

 

Dipendenza da WhatsApp

Dipendenza da WhatsApp: Cos’è?

Cosa si intende per “dipendenza da Whatsapp”? “Non si può non comunicare”: questo il primo assioma della Pragmatica della Comunicazione Umana, postulato dal celebre psicologo Paul Watzlawick intorno agli ’70. Con questa opera viene modificata totalmente la visione sulla comunicazione, intesa a partire da quel momento e fino ad oggi come un processo complesso, sistemico, circolare. Se questa prospettiva risultava valida un cinquantennio fa, lo è ancor di più adesso, con l’introduzione delle nuove tecnologie come strumento di interrelazione che ha totalmente rivoluzionato la vita umana. Da un lato si è assistito ad un processo di complessificazione della comunicazione, dall’altro questa è diventata più immediata, veloce, smart.

Se fino a qualche anno fa ci si preoccupava di quanti messaggi si potessero inviare, ora non è più concepibile pensare ad un limite non solo della comunicazione, ma anche del tempo trascorso sul telefono e degli spazi che si possono raggiungere con una semplice applicazione, come WhatsApp.
Probabilmente è proprio a causa di questa possibilità illimitata se è stato possibile assistere all’insorgere di cattive abitudini, che talvolta possono degenerare in patologia, come quella della dipendenza da WhatsApp, da non confondere con la dipendenza da chat. Tale problematica consiste proprio nell’impossibilità di sopravvivere senza l’utilizzo di tale app che permette il mantenimento cronico dei rapporti interpersonali. Proprio in virtù della facilità di utilizzo ed agli enormi vantaggi che il suo uso ha comportato, essa è una delle app più usate al mondo e, accanto ad un suo uso sano e funzionale, se ne affianca uno più patologico, che sfocia spesso in abuso o addirittura dipendenza.

Dati sull’Utilizzo di Whatsapp

Tra tutte le app di messaggistica istantanea disponibili sul mercato globale, WhatsApp si colloca al primo posto su scala mondiale per l’utilizzo da parte degli utenti. L’applicazione vanta cifre da record: conta oltre un miliardo e mezzo di user, con un numero di 100 miliardi di messaggi scambiati quotidianamente, come lo stesso Will Cathcart, capo di WhatsApp, ha annunciato fieramente con un tweet. Si stima inoltre, che il tempo medio trascorso su questa app sia di almeno 8 ore al giorno.
Nel 2019, in Italia, il novero di utenti dell’app è del 32.9%, posizionandosi al 7° posto a livello mondiale per numero di fruitori.

Il Social Network come Strumento di Condivisione e Connessione

Se si pensa alla mole di dati che vengono scambiati sistematicamente attraverso questa app, è indiscutibile il suo successo, oltre che l’utilità percepita da parte degli utenti. Non solo per la sua alta fruibilità, ma anche perché in maniera efficace riesce ad appagare uno dei bisogni umani più radicati ed istintivi, ovvero quello di condivisione e di scambio interpersonale che, attraverso Whatsapp (ed altre app) si estende anche a livello virtuale. In qualche frazione di secondo è possibile sentire vicino qualcuno che vive dall’altra parte del mondo, far sapere ad un amico che lo si sta pensando mandandogli una foto, andando ad implementare la vasta rete di connessioni umane.

WhatsApp Addiction e Correlazione con le Altre Dipendenza

Nonostante la dipendenza da WhatsApp possa essere considerata, in virtù della peculiarità del suo uso, una patologia a sé stante, è importante rammentare una sua possibile connessione con altre forme di addiction. Si pensi banalmente al fatto che sia inevitabilmente subordinata all’utilizzo di uno smartphone ed alla connessione ad internet, che a loro volta possono individuarsi come forme di dipendenza, assieme ad altre:

  • Dipendenza da cellulare o Nomofobia: essa indica contemporaneamente forma di dipendenza dallo smartphone ed una reazione fobica, dunque di panico, all’idea di restare senza cellulare, senza connessione ed in definitiva, senza possibilità di essere in contatto con il mondo virtuale (Wang et al., 2014);
  • Dipendenza da Internet: bisogno compulsivo di accedere alla rete, rifiutando progressivamente tutte le attività che si svolgono nella vita reale, comportando l’isolamento di chi ne soffre ed una sua crescente necessità di scappare dalle relazioni, dagli obblighi, dagli impegni e dai piaceri, per trovare rifugio esclusivamente online (Young, 1999; Goldberg, 1995);
  • Dipendenza da Social Network: WhatsApp è uno dei tanti social network e, molto frequentemente, chi soffre di questa addiction può avere una dipendenza anche da altri social. Si pensi a quante volte, pur non avendo una patologia legata all’uso dei social, dopo aver risposto ad un messaggio su WhatsApp, si tende a controllare Facebook, poi Instagram, poi TikTok, senza che ci si accorga del tempo passato, poiché è diventato ormai per tutti un gesto automatico;
  • Cybersex Addiction: la dipendenza da pornografia e dal mezzo virtuale, così come in altri casi, può essere solo la manifestazione di una difficoltà più profonda, ovvero quella di impegnarsi in rapporti reali, riuscendo ad appagare un bisogno fisiologico primario solo attraverso l’uso della tecnologia. Inoltre, nonostante si possa non soffrire di un’addiction da cyber-sex, chi utilizza WhatsApp per il sexting, si espone anche ad un ulteriore rischio, quello di vedere violata la propria privacy, non essendoci sufficienti tutele a garanzia dei fruitori.

 

WhatsApp Addiction e Altre Dipendenze

 

Come Capire se si è Dipendenti da WhatsApp

Per comprendere se si è nel mezzo di una dipendenza da WhatsApp, se si sta abusando di questa tecnologia o se la si utilizza in modo “sano”, possiamo imparare a porre più attenzione al nostro comportamento, chiedendoci ad esempio:

  • Quante volte al giorno e con quale frequenza controlliamo lo schermo del cellulare per verificare la presenza di notifiche e di messaggi;
  • Quanto tempo si trascorre sull’app in questione, poiché spesso la nostra percezione può essere di gran lunga differente dalla reale quantità di tempo passata online;
  • Se siamo assuefatti e se non riusciamo a controllare gli automatismi legati al suo utilizzo anche quando non necessario;
  • Se abbiamo pensieri ossessivi, ovvero pensieri ricorrenti, intrusivi, che non ci permettono di svolgere altre attività se prima non controlliamo le notifiche. Campanello d’allarme che troviamo anche nel caso della dipendeza da trading online;
  • Se continuiamo ad utilizzare WhatsApp anche in situazioni in cui questo può compromettere ad esempio le relazioni, la nostra immagine sociale, le attività lavorative e scolastiche.

Test sulla Dipendenza da WhatsApp:

Sul web è possibile trovare un’infinità di test volti a valutare gli elementi a cui prestare attenzione e che indicherebbero la presenza di un’addiction da WhatsApp, ma anche, più in generale, dallo smartphone e da internet. È bene ricordare che, sebbene tali test siano sicuramente un modo per rispondere alla lecita curiosità di ciascuno, non devono mai sostituire il parere di un esperto ed il confronto con un professionista della salute mentale. I test rinvenibili sul web infatti, per quanto possano essere corretti nell’individuare potenziali segnali di disagio, non sono scientificamente validati ed il comportamento di dipendenza può variare da persona a persona, sortendo effetti e manifestazioni molto variegate.

Dipendenza da WhatsApp: Sintomi

La dipendenza da WhatsApp rappresenta l’espressione di un malessere, talvolta anche pervasivo e profondo, che va a ledere le capacità sociali della persona, soprattutto quando si trova in situazioni non virtuali.
Questa forma di addiction può manifestarsi anche attraverso sintomi fisici, psichici, sociali: nonostante si sappia ancora poco e la ricerca debba approfondire ulteriormente il mondo delle dipendenze senza sostanze, ci sono motivi sufficienti per ritenere che agisca in maniera similare ad altre forme di dipendenza, comportando finanche modificazioni fisiologiche, come ad esempio un rallentamento neuronale, che causa frequentemente difficoltà di concentrazione, attenzione ed autocontrollo (Seo et al., 2017).

 

Signore alle prese con le conseguenze da dipendenza da whatsapp

 

Conseguenze

Tra gli effetti che la Dipendenza da WhatsApp può avere su chi ne soffre troviamo:

  • Esaurimento delle risorse cognitive, con conseguente difficoltà di concentrazione e di mantenimento del focus sul compito;
  • WhatsApp diviene l’unico canale di comunicazione, andando ad atrofizzare le competenze sociali che, al contrario, dovrebbero essere continuamente sollecitate, soprattutto in bambini ed adolescenti;
  • Messa a rischio o perdita di relazioni consolidate, a causa dell’ipercontrollo relazionale che quest’app permette: si pensi a quanto sia facile verificare la connessione di una persona o il suo ultimo accesso. Inoltre le conversazioni su questo canale soffrono dell’impossibilità di decodificare la comunicazione non verbale del proprio interlocutore, diventando fonte di litigi e discussioni, scatenati da incomprensioni sul piano comunicativo;
  • Problemi fisiologici, come disturbi del sonno o ipervigilanza;
  • Visione distorta dell’immagine altrui: conoscere un’altra persona o consolidare un rapporto prevalentemente attraverso WhatsApp può inficiare la visione realistica della stessa. Le foto, le faccine, la velocizzazione degli audio contribuiscono a dare un’immagine alterata dell’interlocutore, con la possibilità di creare forte disillusione nei futuri incontri vis-à-vis;
  • Questa addiction insorge prevalentemente in individui con tratti di personalità tendenti all’esternalizzazione ed all’ansia sociale, ma l’abuso del canale virtuale può aumentare tale ansia, andando ad alimentare il circolo vizioso sottostante (Sultan, 2014).

Dipendenza da WhatsApp: Rimedi

Il disturbo di dipendenza da WhatsApp è una manifestazione di disagi che inficiano profondamente la vita della persona, le sue attività produttive, le relazioni sentimentali, le amicizie, arrivando a privare la persona del piacere nello svolgere qualsiasi altra attività che non sia lo spendere del tempo con lo smartphone.
Ci si chiede dunque come non essere dipendenti da WhatsApp e quale possa essere un rimedio per limitarne l’utilizzo, ridimensionando l’impatto negativo sull’esistenza individuale e consentendo l’uso funzionale di un’app come quella in questione che porta con sé enormi vantaggi. Una delle possibilità per guarire dalla dipendenza da WhatsApp è quella di avviare una vera e propria “digital detox”, ossia una disintossicazione digitale, cercando di porsi dei limiti nel tempo di utilizzo e gestendo attivamente i propri comportamenti legati all’uso delle nuove tecnologie in generale.
Talvolta, però, può risultare estremamente difficoltoso provvedere in autonomia a modificare un comportamento così automatico come quello dell’uso del cellulare e di WhatsApp, se non impossibile per chi vive una vera e propria dipendenza. Pertanto, uno dei rimedi maggiormente efficaci, come dimostrato anche dalla ricerca scientifica, è il ricorso ad uno psicoterapeuta, in particolare di stampo cognitivo-comportamentale, ovvero ad un esperto della salute mentale che possa accompagnare la persona nella gestione dei propri comportamenti e di tutti i pensieri legati alla dipendenza, andando ad implementare anche le competenze relazionali e le risorse individuali presenti in ciascuno.

 

Bibliografia

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Dott. Damiano Colamonico
Dott. Damiano Colamonico
Sono il Dott. Damiano Colamonico, psicologo a Torino ad orientamento Cognitivo Comportamentale. Esperto dei principali approcci in campo di neuroscienze, psicologia cognitiva e neuropsicologia, dirigo il Centro Clinico “StudioColamonico” a Torino e Chieri dove, insieme ai miei collaboratori, mi occupo di riabilitazione e trattamento dei principali disturbi della sfera psicologica. Attraverso i miei studi in tecniche cognitivo comportamentali presso l'istituto Watson di Torino ho appreso le più efficaci strategie di intervento per la riabilitazione dei più comuni disturbi mentali e della sofferenza psicologica.

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