Disturbo Ossessivo Compulsivo e Psicosi

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Cos’è il DOC e cos’è la Psicosi

Quando di parla di DOC e psicosi il panorama diagnostico presentato attualmente abbraccia differenti disturbi con differenti manifestazioni sintomatologiche sia da disturbo a disturbo che da persona a persona.

Spesso, però, alcuni disturbi possono presentare caratteristiche comuni in apparenza, che è necessario spiegare e chiarire per evitare equivoci.

Un esempio è rappresentato dalle similitudini, e anche dalle evidenti differenze, tra il Disturbo Ossessivo Compulsivo e la Psicosi.

Cos’è il DOC

Il Disturbo Ossessivo Compulsivo è un disturbo caratterizzato da due componenti presenti e disturbanti per chi ne soffre: le ossessioni e le conseguenti compulsioni.

In particolare, le ossessioni sono pensieri, impulsi, immagini ricorrenti e ripetitive che ledono la tranquillità dell’individuo perché sono intrusivi e disturbanti e soprattutto perché la persona sente di esserne preda e di non avere nessun potere di controllo. Questi pensieri accompagnano l’individuo per tutto l’arco della giornata e, seppur a volte possono essere “controllabili”, spesso diventano ingestibili tanto da costringere l’individuo a mettere in atto dei comportamenti che riducono l’ansia e la minaccia create appunto dalle ossessioni.

I comportamenti messi in atto per annientare l’ossessioni vengono chiamati compulsioni.

Le compulsioni sono azioni, comportamenti ripetitivi (es. lavare ripetutamente le mani, controllare oggetti e azioni, pulire/riordinare ripetutamente oggetti…) o anche comportamenti mentali (controllare pensieri, ripetere parole mentalmente, contare ripetutamente…) che l’individuo mette in atto, in modo rigido, perché si sente soverchiato dall’ossessione e quindi obbligato a rispondere alla ossessione utilizzando una strategia che riduca l’ansia e la preoccupazione data dall’ossessione. Questi comportamenti non sono finalizzati a prevenire o ridurre l’ossessione e di conseguenza, nonostante l’individuo percepisca una rassicurazione nel mettere in atto l’azione compulsiva, l’ossessione non viene ridotta. Questo comporta quindi una ripetizione dell’azione in conseguenza alla ossessione, disfunzionale e non utile per la persona.

Cos’è la Psicosi

Il disturbo psicotico è caratterizzato da una deviata e alterata percezione della realtà da parte dell’individuo. La caratteristica principale che definisce un disturbo psicotico è l’incapacità, da parte dell’individuo, di controllare il proprio esame di realtà, la capacità di ogni essere umano di comprendere cosa all’interno del ventaglio di pensieri e immagini mentali, sia vero e cosa sia frutto della fantasia, doloroso e/o piacevole.

Questo senso di irrealtà genera inquietudine e ansia, comporta da parte della persona un eccessivo controllo rispetto a tutto ciò che è introno a lui, tanto da comportare isolamento emotivo e interpersonale.

Il disturbo psicotico offre uno spettro di disturbi associati, di diversa caratterizzazione e manifestazione.

Ciò che definisce un disturbo come disturbo psicotico è la presenza principalmente di alcune caratteristiche. In questo articolo spiegherò quelle che interessano la comparazione con il DOC ed elencherò le restanti.

  • I deliri sono convinzioni sostenute in modo inequivocabile e immodificabili da parte dell’individuo, circa il mondo esterno e/o i propri pensieri. I deliri possono essere di diverso tipo. I più comuni e quelli che più interessano il nostro articolo sono: i deliri di persecuzione (paura di essere inseguiti, aggrediti da un individuo o più individui, da una associazione o da un gruppo), i deliri religiosi (convinzione di avere a che fare con entità religiose e di poter dialogare con loro, tanto da mettere in atto azioni e comportamenti dettati dalle figure), i deliri somatici (preoccupazione nei confronti del proprio corpo e dei propri organi).
  • Sono esperienze simili percettive che l’individuo sperimenta senza un vero stimolo esterno. Sono percezioni vissute in modo chiaro e limpido, senza che la persona possa controllarle. Possono essere di diverso tipo ma le più comuni sono quelle uditive (sentire voci, discorsi, suoni).
  • Pensiero disorganizzato. Il pensiero (e/o eloquio) disorganizzato è caratterizzato dalla incapacità di mantenere un pensiero lineare e che riguardi un solo tema, spaziando in modo confuso e non controllato da un pensiero all’altro e causando inevitabilmente agitazione e ansia.
  • Comportamento motorio disorganizzato.
  • Sintomi negativi.

Ragazzo depresso

Quali sono le similitudini e le differenze

La sintomatologia dei due disturbi può essere sovrapposta poiché le caratteristiche non sempre presentano una differenza netta, ed è per questo che si ha necessità di comprendere in modo ottimale le differenze tra i sintomi di un episodio psicotico da quelli di un DOC.

Una delle prime differenze tra i due disturbi è il contatto con la realtà.

La persona che soffre di DOC si rende conto della intrusività e dell’aspetto irrealistico ed eccessivo dei sintomi che subisce. Rendendosi conto, inevitabilmente orienta la sua realtà in modo egodistonico, cioè non essendo d’accordo con la sintomatologia che presenta. Questo tipo di atteggiamento è utile per aderire ad un percorso terapeutico in modo più uniforme e lineare, poiché alla base la consapevolezza della disfunzionalità dei sintomi fa’ sì che per l’individuo sia doveroso risolvere il proprio malessere.

Nella psicosi, invece, l’esame di realtà, la capacità cioè di comprendere e distinguere in modo sufficientemente ragionevole ciò che è reale da ciò che è frutto di fantasie e/o pensieri oscuri, è compromesso.

I deliri e le allucinazioni della persona che presenta un quadro psicotico non sono annoverati come al di fuori del piano di realtà, di conseguenza per l’individuo sono pensieri, immagini, fantasie reali, razionali. Questo aspetto compromette tutto il piano di realtà dell’individuo e soprattutto predispone la terapia e la presa in carico della persona sotto un punto di vista supportivo. Supportivo significa che proprio per la veridicità, da parte dell’individuo, rispetto alle percezioni che ha, non è semplice far capire ad egli che tutto ciò che vede non è realistico, poiché questo stato di consapevolezza comprometterebbe in modo ancora più invasivo la sua salute psicofisica.

Nonostante queste grandi differenze tra i due disturbi, ci possono essere delle similitudini espresse in modo diverso da disturbo a disturbo, ma che inizialmente possono destabilizzare una buona conoscenza della diagnosi.

Per citarne alcune:

  • alcune persone con DOC possono sperimentare a volte, per il forte dolore e sofferenza data dalle ossessioni, pensieri deliranti.
  • Persone che presentano un piano psicotico possono invece sviluppare ossessioni e compulsioni.
  • Per quanto concerne le ossessioni, alcune (a tema religioso, ad esempio) possono caratterizzare sia aspetti sintomatologici di un DOC che sintomi di una psicosi, quindi diventare anche veri e propri deliri.
  • I deliri di persecuzione, di perdita di controllo del proprio corpo possono essere vissuti a mo’ di deliri e quindi in modo più disturbante delle ossessioni, anche da chi soffre di DOC.
  • Anche i comportamenti ripetuti, come le compulsioni, possono essere messe in atto da chi soffre di DOC e chi di psicosi, ma attraverso due finalità distinte. Nel DOC, la persona lo fa per abbassare la soglia di ansia e angoscia subìta dalle ossessioni, nella psicosi la persona li mette in atto senza una correlazione con il proprio pensiero.

Possibili cause

Le cause ascrivibili ad entrambi i disturbi possono essere diverse. Nello specifico possiamo differenziarle in cause genetiche (di natura familiare) e cause ambientali.

Le cause di natura ambientale possono essere elencate in questi modo:

  • una infanzia vissuta con persone che presentano sintomi ossessivi e che quindi vengono assimilati fin da piccoli, può comportare una normalizzazione degli stessi tanto da incorrere in una manifestazione appresa.
  • Situazioni di stress, ansia, cambiamenti repentini possono compromettere l’equilibrio dell’individuo e quindi sviluppare la manifestazione sintomatologica sia di pensieri intrusivi (ossessioni) che di veri e proprio deliri (episodio psicotico) circoscritti o ripetuti.

Le cause di natura genetica invece, corrispondono ad attività di natura cerebrale che compromettono il normale funzionamento delle sinapsi e che quindi incidono nello sviluppo di attività anomale che possono manifestarsi attraverso sintomi deliranti e allucinatori.

Donna da uno psicologo

 

Terapia

La terapia per il trattamento di DOC e psicosi abbraccia differenti sfumature che possono agevolare la dinamica di benessere nell’individuo.

Nello specifico, per quanto riguarda la psicosi, è indispensabile avviare un percorso psicoterapeutico associato ad un trattamento farmacologico che aiuti l’individuo a ridurre, a livello neurobiologico, la manifestazione di deliri e allucinazioni e che quindi agevoli il lavoro terapeutico in modo funzionale, ancorandolo alla realtà.

È inefficace un lavoro solo terapeutico come lo è anche un trattamento solo farmacologico, poiché individualmente non sarebbero funzionali per la riduzione sintomatologica e quindi l’incremento del benessere psicologico.

In modo diverso, ma simile, anche il DOC può essere trattato attraverso un lavoro terapeutico associato ad un trattamento farmacologico. L’utilizzo di farmaci è a discrezione del paziente, in suggerimento o meno dello psicologo, ma deve necessariamente essere approvato a seguito di una visita psichiatrica (lo psicologo non prescrive farmaci) e quindi solo nel momento in cui un medico specializzato acconsenta alla prescrizione dei farmaci.

La terapia più indicata per il trattamento di DOC è la Cognitivo Comportamentale, terapia che ha come finalità la riduzione del sintomo attraverso compiti, esercizi mirati e strutturati in base alla soggettività dell’individuo e al vissuto passato e presente di egli.

Link e Approfondimenti

Dott. Damiano Colamonico
Dott. Damiano Colamonico
Sono il Dott. Damiano Colamonico, psicologo a Torino ad orientamento Cognitivo Comportamentale. Esperto dei principali approcci in campo di neuroscienze, psicologia cognitiva e neuropsicologia, dirigo il Centro Clinico “StudioColamonico” a Torino e Chieri dove, insieme ai miei collaboratori, mi occupo di riabilitazione e trattamento dei principali disturbi della sfera psicologica. Attraverso i miei studi in tecniche cognitivo comportamentali presso l'istituto Watson di Torino ho appreso le più efficaci strategie di intervento per la riabilitazione dei più comuni disturbi mentali e della sofferenza psicologica.

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