Pensieri Intrusivi: Cosa Sono e Come Eliminarli

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Pensieri Intrusivi: Cosa Sono e Come Eliminarli

Come riconoscere i pensieri intrusivi, perché si presentano, cosa significano e come gestirli

I pensieri intrusivi sono dei pensieri che si affacciano improvvisamente alla nostra mente in maniera ricorsiva e invadente tanto da lasciare a chi li sperimenta la sensazione di non potersene liberare. Nel seguente articolo si parlerà di cosa si intende per pensieri intrusivi, della loro eziologia e delle loro conseguenze. Inoltre, si definiranno possibili strategie di gestione di questi ultimi e le possibili terapie farmacologiche e non per la gestione degli stessi.

ragazza in preda a pensieri intrusivi

Cosa sono i pensieri intrusivi?

La nostra mente è ricca di pensieri, immagini, sensazioni e impulsi in costante cambiamento. I pensieri intrusivi possono essere definiti come eventi cognitivi indesiderati, non intenzionali e ricorrenti. Essi richiedono una mole di risorse cognitive e pertanto interrompono il flusso del pensiero, interferendo nelle prestazioni. I pensieri intrusivi risultano inoltre associati ad effetti negativi, come la comparsa di stati d’ansia

Innumerevoli sono i pensieri che ci passano per la testa durante la giornata e molti di essi insorgono e vanno via in modo automatico; quelli connessi ad emozioni negative però sono quelli su cui ci soffermiamo più che su altri perché gli attribuiamo un peso maggiore, come accade per i pensieri intrusivi.

A tutti è capitato di aver avuto pensieri “brutti” o strani, che sono comparsi all’improvviso in modo involontario e che hanno influenzato il nostro umore, ma quando questi sono normali e quando invece bisogna preoccuparsi?

I pensieri intrusivi diventano patologici quando interferiscono con il normale svolgimento delle attività quotidiane, quando, cioè, l’intensità dei pensieri ci rende difficile lavorare, studiare o stare in compagnia di amici perché tutta la nostra attenzione è rivolta alla gestione dei pensieri e delle emozioni negative ad essi connesse.

I pensieri intrusivi possono riguardare eventi passati come situazioni future; è comune avere pensieri riferiti ad eventi negativi passati, come per esempio un incidente stradale di cui si è stati vittima, ma anche pensieri legati a paure per il futuro, quali preoccupazioni connessa alla propria salute o a quella dei propri cari.

Pensieri intrusivi: esempi

I pensieri intrusivi sono diversi e possono riguardare argomenti vari tra loro. Vediamo insieme alcuni esempi di pensieri intrusivi ed il loro contenuto.

Pensieri intrusivi sessuali

Questa tipologia di pensieri ha come argomento ricorrenti immagini a sfondo sessuale, relativamente all’atto in sé, ad insicurezze del soggetto o al timore di poter diventare violento con il partner (“e se diventassi violento durante l’atto sessuale?”). In alcuni casi sono pensieri che sarebbero giudicati negativamente dalla cultura di appartenenza o dalla società. 

Pensieri intrusivi suicidi

Il soggetto potrebbe avere pensieri ossessivi i cui contenuti riguardano il farsi del male o mettere fine alla propria vita (“e se adesso prendessi un coltello e mi uccidessi?”). Questo tipo di pensiero genera di conseguenza nel soggetto un senso di malessere psicologico e di angoscia.   

Pensieri intrusivi nelle relazioni

Il contenuto dei pensieri intrusivi nelle relazioni riguarda irrazionali possibili tradimenti del partner (“sono sicuro che mi tradisca”). A volte, invece, sono pervasi da una sensazione di inadeguatezza: la persona non si sente degna dell’affetto e dell’amore dell’altro, arrivando a dubitare della sincerità di quest’ultimo. Talvolta, sono messi in dubbi i sentimenti stessi del soggetto nei confronti del partner. 

Pensieri intrusivi violenti

La persona, in questi pensieri intrusivi, teme di commettere azioni violenti verso altri (“e se adesso perdessi il controllo e assalissi qualcuno?”). In questi casi le persone possono arrivare ad immaginare di danneggiare i propri cari o anche persone sconosciute. 

Pensieri intrusivi religiosi

Sono pensieri intrusivi il cui contenuto riguarda aspetti religiosi: in particolare, possono essere pensieri a contenuto blasfemo, come discusso nel nostro articolo sul DOC religioso. Il soggetto si immagina compiere azioni o dire cose che violano le regole e la morale religiosa (“potrei bestemmiare in chiesa”).

Pensieri intrusivi sull’identità di genere

I pensieri intrusivi legati alla sessualità e all’identità di genere sono immagini relative alla propria identità sessuale o dubbi in merito a quest’ultima (“come posso essere attratto dagli uomini se ho sempre amato relazionarmi con le donne?”). In questi pensieri, come avviene nel DOC omosessuale, viene minata l’identità di genere che il soggetto ha di sé, comportando dubbi, incertezza che alimentano lo stato di ansia e di angoscia dello stesso. 

uomo in preda a pensieri intrudivi è affacciato ad un balcone e guarda il panorama di una città

Come riconoscere i pensieri intrusivi ed ossessivi?

I pensieri intrusivi riguardano tutta la popolazione e sono assolutamente normali. Sono facilmente riconoscibili in quanto sono ricorrenti ed incontrollati, a volte irrazionali, che si presentano e sfuggono dal controllo della persona. Sono ritenuti assolutamente normali anche quando talvolta il contenuto può sembrare assurdo e strano. È la preoccupazione relativa a questi che diventa causa di malessere. I pensieri intrusivi risultano dei “chiodi fissi”, riferiti a situazioni o eventi su cui la nostra mente non può far altro che ritornare su, destando angoscia, ansia e preoccupazione. Inoltre, la frequenza spesso eccessiva di questi brutti pensieri aumenta ancor di più il nostro livello di angoscia. 

Cause dei pensieri intrusivi

Le possibili cause dei pensieri intrusivi si possono ritrovare nel Disturbo Ossessivo – Compulsivo (DOC), che porta le persone a compiere gesti o comportamenti ripetitivi al fine di scongiurare i pensieri stessi che li tormentano. Anche soffrire di un Disturbo da Stress Post – Traumatico può portare a pensieri reiterati ed intrusivi relativi all’evento traumatico: tali pensieri si possono accompagnare ad attivazione fisiologica, quale tachicardia o sudorazione, a immagini mentali, flashback, dell’evento vissuto ed angoscia intensa. I pensieri intrusivi, inoltre, appaiono legati a doppio filo ai Disturbi d’Ansia (Disturbo d’Ansia Generalizzato, Disturbo di Panico, ecc.) in cui la paura e la preoccupazione per una certa evenienza porta in modo involontario alla presenza di pensieri che non si riescono a scacciare durante tutta la giornata. La presenza di pensieri intrusivi si riscontra, infine, anche nella diagnosi di Disturbo Alimentare: in questo caso specifico la preoccupazione appare maggiormente connessa all’impatto del cibo sul proprio corpo, cosa che fa emergere un forte malessere nel soggetto.

Pensieri intrusivi ed ossessioni: come distinguerli 

È molto importante per una corretta diagnosi comprendere le differenze tra pensieri intrusivi ed ossessioni.

Secondo alcuni autori come Rachman, i pensieri intrusivi e le ossessioni sarebbero da considerare come due termini riferiti allo stesso fenomeno, diffuso con una prevalenza del 90% sui soggetti del suo studio del 1981. Da un punto di vista clinico, hanno in comune la forma e i contenuti: tutti abbiamo dei pensieri che compaiono al di fuori della nostra volontà e tornano ripetutamente alla mente, tanto da sentire che non abbiamo il controllo su di essi.

Una delle differenze più importanti tra le ossessioni riportate dai pazienti psichiatrici e i pensieri intrusivi di soggetti sani è certamente stata trovata nell’intensità dell’esperienza, ma vi sono anche fattori quali la loro frequenza o durata.
Un altro elemento da tenere in considerazione se si vuole distinguere i pensieri intrusivi dalle ossessioni è sicuramente l’impatto che questi hanno nella vita quotidiana: infatti, le ossessioni sono così frequenti ed invalidanti da compromettere il funzionamento del soggetto in ambito sociale, lavorativo e relazionale. La differenza tra i normali pensieri intrusivi e le cognizioni intrusive ossessive non risiede pertanto nella loro comparsa o nella incontrollabilità delle intrusioni stesse, ma piuttosto nell’interpretazione fatta dai pazienti della loro presenza e/o del contenuto delle intrusioni.

I pensieri intrusivi, in questa ottica, appaiono come la risultante di meccanismi cognitivi del tutto normali, mentre le ossessioni sono da intendere come la patologica esacerbazione dei primi, in quanto compromettono il benessere psicofisico.

Pensieri intrusivi e DOC (disturbo ossessivo compulsivo)

Come abbiamo visto, i pensieri intrusivi sono uno dei sintomi peculiari del Disturbo Ossessivo–Compulsivo, in quanto sono proprio loro a farlo insorgere e a mantenerlo nel tempo. Il DOC infatti compare proprio con la presenza di pensieri ricorsivi, intrusivi e difficili da controllare, pensieri brutti che sono fonte di ansia e marcato disagio. I pensieri intrusivi non solo causano l’esordio del DOC, ma sono funzionali anche al suo mantenimento: il soggetto in questo caso mette in atto compulsioni, ovvero una serie di comportamenti (lavarsi le mani, riordinare) o azioni mentali ripetitive (contare, pregare) agite al fine di ignorare o sopprimere questi pensieri. 

Sebbene pensieri e compulsioni possano sembrare ad uno sguardo esterno totalmente illogici, hanno lo scopo preciso di ridurre il senso di colpa, che per le persone che soffrono di Disturbo Ossessivo Compulsivo è qualcosa di intollerabile.

Come gestire i pensieri intrusivi?

Con l’intento di gestire i pensieri intrusivi, il soggetto cerca di mettere in atto una serie di strategie di soppressione dello stesso. Tra queste sono da menzionare la distrazione, ovvero spostare il focus attentivo su altro, o le azioni di verifica, vale a dire quelle azioni rassicuranti volte a confermare o disconfermare il dubbio sorto. Qualche volta ci si affida all’altro con richieste di rassicurazioni o domande finalizzate alla risoluzione del dubbio.

Sebbene il contenuto di questi pensieri intrusivi sia preoccupante, si tratta comunque di un fenomeno normale e universalmente riconosciuto. Il primo passo per non farsi sopraffare da questi pensieri è innanzitutto capire che questi sono falsi e che non rappresentano o esprimono ciò che il soggetto realmente è, prova o vuole.

Alcune indicazioni per gestire questi pensieri intrusivi sono:

  • Soppressione: quando vogliamo smettere di pensare a qualche pensiero particolare, la strategia più comune è semplicemente quella di pensare a qualcos’altro, ma questo spesso ha un effetto rebound, ovvero si finisce per pensare in modo più intenso e per un tempo prolungato al pensiero che si voleva combattere;
  • Distrazione focalizzata: evitare il pensiero intrusivo, pensando a qualcos’altro funziona solo se le risorse cognitive vengono impiegate in qualche attività o compito specifico;
  • Stress ed evitare il carico mentale: si potrebbe pensare che i fattori di stress o i carichi mentali agiscano come distraenti e quindi sposterebbero l’attenzione della persona lontano dai pensieri che sono indesiderati; invece l’effetto più comune dello stress sembra essere quello di distogliere l’attenzione della persona dalle strategie funzionali che potrebbero favorire una soppressione dei pensieri intrusivi;
  • Posticipazione del pensiero: uno dei tentativi da fare per combattere efficacemente i pensieri intrusivi è sicuramente quello di decidere di posticiparli ad un preciso momento della giornata, piuttosto che di cancellarli del tutto;
  • Esposizione e approcci paradossali: una strategia per cancellare un pensiero intrusivo può paradossalmente essere quella di pensare intenzionalmente o cercare l’esposizione al pensiero indesiderato. In questo approccio, “i pazienti sono incoraggiati a fare o desiderare le stesse cose che temono”;
  • Accettazione: aumentare la propria capacità di sperimentare pensieri e sentimenti scomodi senza evitarli, lottare contro di essi o interpretarli come reali può aiutare a ridurre l’impatto emotivo del pensiero cambiando prospettiva o adottando approcci diversi al pensiero nel tentativo di neutralizzare la sua carica affettiva;
persona crive pensieri intrusivi su un quaderno

Come eliminare i pensieri intrusivi

Rivolgersi ad uno specialista nel caso di pensieri intrusivi costanti e frequenti può aiutare ad eliminarli.

La Terapia Cognitivo Comportamentale (TCC) è utile, innanzitutto, per riconoscere i pensieri distinguendo quelli utili e funzionali da quelli disfunzionali, facendo acquisire in questo modo al paziente maggiore consapevolezza di ciò che sta accadendo nella sua mente. Una delle tecniche che aiuta maggiormente nella gestione dei pensieri intrusivi è proprio imparare ad accettarne l’esistenza, riconoscendo che il pensiero può giungere alla mente, ma che non si è costretti per forza a farsi condizionare da esso.

Una tecnica della Terapia Cognitivo Comportamentale molto utile in caso di pensieri intrusivi è la mindfulness: questa tecnica di meditazione, infatti, insegna ed aiuta il soggetto a concentrarsi sul qui ed ora, aiutando il paziente, così, a riconoscere la formazione del pensiero disfunzionale, guardandolo allontanarsi mentre va via e a sentire di acquisire sempre maggiore controllo della propria mente e dei propri pensieri. 

In alcuni casi, potrebbe risultare necessario implementare la psicoterapia con l’assunzione di terapia farmacologica. Gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI) e la clomipramina (un antidepressivo triciclico con potenti effetti serotoninergici) risultano essere spesso molto efficaci in questi casi. I pazienti spesso richiedono dosi maggiori di quelle normalmente necessarie per la depressione e per la maggior parte dei disturbi d’ansia. Talvolta, i pazienti potrebbero necessitare dell’assunzione di un neurolettico atipico, quale ad esempio aripiprazolo o risperidone. 

Ricordiamoci che anche di fronte a situazioni in cui ogni nostro sforzo non ha portato ad alcun miglioramento, affidarsi ad un professionista esperto e competente è la chiave per tornare a sentirsi bene con se stessi.

Bibliografia

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